Il Grounding – La Presenza

Le basi del grounding

Nel nostro lavoro parliamo spesso, di grounding, con il significato di “essere nella presenza”, nel qui e ora, vorrei ora chiarire cosa intendiamo.

Quando iniziamo una camminata abbiamo bisogno di stare nella presenza del nostro corpo fisico per evitare di inciampare così anche quando iniziamo un cammino di consapevolezza abbiamo bisogno di stare nella presenza, in contatto con i nostri corpi (fisico, emozionale, mentale e spirituale); Come esseri umani abbiamo bisogno del contatto con la terra, essa ci sostiene, ci nutre, ci dà riparo e conforto, nella sua atmosfera respiriamo. Dal nostro primo respiro avremo sempre bisogno del contatto con essa. Da quel momento in poi la nostra vita non è altro che un movimento in relazione alla Terra, finché non ne perdiamo il contatto quando esaliamo l’ultimo respiro con la morte. Tra questi due eventi, nascita e morte.

La mamma ci porta su questa terra fisicamente, cioè abbiamo bisogno della connessione con lei per “essere”, per poterci incarnare su questa terra. L’abbraccio e il sostegno della mamma sono come un ponte per il bambino che nasce. Più è sicura quella forma di protezione, più sarà facile per lui trovare il terreno sicuro su cui mettere i piedi. Il bambino inizia ben presto ad esplorare e a muoversi, a poco a poco comincia a mettersi seduto, a gattonare, poi si alza in piedi e impara a camminare. Così come si evolve il corpo fisico, allo stesso modo si sviluppano la mente e le emozioni, ma tutto ha inizio dalla prima affermazione “io sono, io sto sui miei piedi”. Se il bambino non riesce a raggiungere questa forma di affermazione della propria individualità, che lo renda sicuro in autonomia, rimarrà agganciato e dipendente dai genitori. Sentirsi in grounding vuol dire: “io mi sento nel mio corpo”, ed anche “sento e mantengo i miei confini”. Da adulti grounding vuol dire essere in equilibrio con la forza di gravità in tutte le sue dimensioni, un equilibrio attivo, non statico, vuol dire avere un contatto piacevole con il nostro corpo. Se siamo ben radicati e ben equilibrati abbiamo una vita piacevole, e se c’è piacere nella nostra vita ci sentiamo sicuri, accolti e pronti a partire in qualunque direzione scegliamo. Il grounding si realizza non solo attraverso i piedi ma attraverso tutto il corpo in tutte le sue componenti: è per questo che occorre vedere il grounding oltre che dal punto di vista fisico, anche da quello emozionale, mentale, e spirituale.

Grounding fisico

Se il nostro corpo fisico è contratto, presenta dei forti blocchi, respiriamo male, non siamo in condizione di assumere forza vitale dal respiro, dalla luce del sole, dal riposo e di lasciarla fluire dentro di noi. Il risultato è che non ci sentiamo veramente vitali. Quando si è radicati, presenti c’è un fluire molto dolce in noi e tra noi e l’ambiente, uno scambio di energia con la terra e con le altre persone. Negli esercizi per il radicamento fisico si lavora con il movimento e con posizioni fisse di integrazione, fino a far emergere una vibrazione spontanea e involontaria nelle gambe o in altra parte del corpo. Spesso questa vibrazione indotta dagli esercizi ci sorprende e poichè sfugge al nostro controllo può creare disagio, ci può fare paura, e quando abbiamo paura il corpo si contrae: molto velocemente il respiro si interrompe, si perde la consapevolezza, non si sente più il corpo. Si tratta di una reazione automatica, dunque è tutto quasi istantaneo, come se dentro di noi ci fosse un bottone che viene spinto dalla paura e si perde subito il grounding. Tuttavia è proprio nell’esperienza della paura che più abbiamo bisogno di grounding. Questo comportamento ripetitivo è una difesa dal pericolo o presunto tale appreso nell’infanzia: il bambino piccolo nel momento in cui non si sente al sicuro, smette di muoversi e limita il respiro; se poi c’è qualcosa in più dell’insicurezza, come terrore, paura, panico, smette di emettere qualsiasi suono. Dunque da adulti, emettere suoni può essere un valido contributo per tornare in grounding, è come buttar fuori con la voce la paura stessa. Se il bambino non riceve dalla madre la sensazione che qualsiasi cosa accada è al sicuro, da adulto non si sentirà mai al sicuro in qualsiasi posto sia, e dunque non potrà liberarsi della madre a cui la prima richiesta di sicurezza era rivolta, e rimarrà agganciato a lei. Poiché il tocco è una parte importante della presenza della madre con il bambino, la mancanza o l’insufficienza del contatto provocano problemi di confini e di radicamento; pertanto sarà importante nell’adulto toccare e aver cura amorevole del proprio corpo. Molti hanno fatto esperienza di come il corpo si possa paralizzare completamente. nella perdita totale di contatto, ed è un urlo senza voce, senza parole; molto profondamente dentro di noi cerchiamo, aneliamo a quel ponte che poteva darci sicurezza. Quando accade c’è una chiusura completa, ci ritraiamo completamente e pensiamo “sono perso! ho perso!”. In quel momento il nostro corpo ha bisogno di riconnettersi con la terra e ciò vuol dire sentire i piedi bene a terra, sentire il corpo, muoverlo e dire “questo è il mio corpo, fa parte di me, io sono il mio corpo”.

Grounding emozionale

Il grounding emozionale è ben rappresentato dalla frase “io conosco i miei bisogni”, e sapere ciò che si vuole significa ancora una volta affermare “io sono”. Elementi fondamentali sono il riconoscere i propri veri bisogni, dai falsi bisogni, prendersi la responsabilità di essere veri. Ognuno di noi conosce la differenza fra situazioni in cui, quando provocati, reagiamo in automatico agendo le nostre emozioni negative, ed altre volte in cui nella provocazione semplicemente osserviamo consapevoli l’emozione che proviamo, e diciamo: “no, questo non lo voglio”; e sappiamo anche come quest’ultimo atteggiamento possa cambiare la situazione. Una persona infatti può sentirsi ferita da qualcuno, ma se riconosce le proprie emozioni e i propri bisogni allora la sua azione sarà chiara, e sarà possibile non cadere nel conflitto. La reazione eccessiva spesso è più dolorosa e penosa dell’azione che l’ha determinata, perché non si è più in connessione con le emozioni vere di quel momento. Essere emotivamente in contatto con sé stessi rende la relazione con l’altro più facile. L’essere emotivamente radicati è una sensazione che dà piacere e che dà una forza molto grande, non ci sentiamo più in balia di ciò che succede e possiamo mettere confini, possiamo essere veri.

Grounding mentale

Il radicamento mentale consiste nella consapevolezza del proprio processo di pensiero. Significa distinguere la realtà dall’immaginazione, l’idea, dalla credenza. Presenza mentale vuol dire imparare l’arte dell’osservatore, cioè staccarsi dal proprio processo mentale per poter osservare dall’esterno i pensieri che scorrono: così si riconoscono i diversi livelli di pensiero, sia esso logico razionale, intuitivo, creativo, onirico o immaginativo. Si può scoprire che per gran parte del tempo il pensiero è un flusso automatico di razionalizzazioni che giustificano e sostengono le nostre reazioni automatiche, che ci portano nella falsità e nell’illusione, ammantandole di buon senso. Imparare ad essere l’osservatore del proprio pensiero è un lavoro di meditazione, che ci porta chiarezza, libertà e sviluppa la fiducia in noi stessi.

Grounding spirituale

Grounding spirituale è la condizione di chi è profondamente connesso con il proprio centro vitale, il Core (Center Of Right Energy), come lo chiamava John Pierrakos. Se non si riconosce la bellezza che è in noi, non si può essere spiritualmente radicati. La persona disconnessa dal proprio Core è colei che si accusa di tutto: “non sono all’altezza, non sono bravo, sono stupido, non riesco a fare niente”, o che rivolge le stesse accuse agli altri “maledetto fu quel libro e che lo scrisse, maledetto l’amato, il suo corpo, maledetto l’amore stesso”. Viceversa, colui che si sente nella presenza, può dire: “sono qui sulla terra, mi muovo e vado alla ricerca di ciò di cui ho bisogno.” Riconoscere l’amore per sé stessi, la propria luce è condizione essenziale per poter ricevere la Luce che viene dall’alto. Possiamo chiamarla Dio, forza vitale, energia universale, o amore. Quando una persona accusa sé stessa, alimenta il senso di colpa mettendo in secondo piano la responsabilità per le proprie azioni. Le colpe che carichiamo su di noi ci impediscono di assumerci le responsabilità che ci competono e di ricevere l’amore dell’altro, e comunque non abbiamo nulla di vero da dare. Se vogliamo amore dobbiamo trovare la nostra autenticità, riconoscendo la bellezza del nostro sé superiore.

Conclusioni

La mancanza di presenza, di grounding è la causa di maggior conflitto su questa terra, non vogliamo essere adulti, vogliamo stare nella posizione del bambino piccolo, vogliamo difenderci, poterci aggrappare a qualcuno o a qualcosa, non riconosciamo le nostre responsabilità, e tutto ciò ci impedisce di crescere. Se vogliamo realizzarci, riconoscere e portare a termine il nostro compito nella vita, abbiamo bisogno di grounding, di stare nella realtà, nella presenza.

Pubblicato da

Carlo Gibello

Professional Counselor, ai sensi della legge 4/2013, Formatore e Supervisore iscritto al registro italiano dei Counselor di Associazione REICO. Cofondatore della “Scuola la Commedia”, insegnante, supervisore e responsabile didattico.

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