Perché il Dolore

(Prima Nobile Verità – Il Budda).

Nei confronti del dolore normalmente abbiamo un atteggiamento di rifiuto e/o di conflitto. Questa avversione al dolore si traduce spesso nella capacità delle persone di anestetizzare il proprio corpo bloccando il respiro e di assumere posture adatte a procurarsi una insensibilità fisico/emotiva per negare l’esperienza consapevole del dolore. Negazione della cosa più ovvia ed evidente: la nostra vita ha avuto un inizio ed avrà una fine, ogni nostra azione e ogni nostra relazione è a tempo determinato e quando giunge la sua fine l’esperienza del dolore è naturale e inevitabile. Nell’esperienza umana il dolore esiste.

(Seconda Nobile Verità – Il Budda). 

Possiamo facilmente verificare come oggi siamo immersi in una insensibilità collettiva. Nel linguaggio comune non consideriamo la malattia come una esperienza da affrontare ma come un nemico, occuparsi del sintomo non è solo una cura ma una lotta come possiamo notare nei film, nelle serie TV e nella pubblicità. Tutto questo produce un consumo che va oltre il necessario, un uso e sconsiderato di antidolorifici e di antidepressivi. Rifiutiamo le ragioni del dolore tentando di nasconderne le emozioni, ma come dice Freud “è impossibile eliminare una emozione, possiamo solo seppellirla viva perché essa non muore”, e se noi la nascondiamo continua a gridare da dentro e guida le nostre scelte. Usiamo molta della nostra energia per sostenere posture fisiche emotivamente antalgiche che con il tempo strutturano una armatura caratteriale; una condizione fisicamente statica, una attitudine bloccante, una cristallizzazione tremenda della nostra energia vitale che crea essa stessa sofferenza. Perdendo consapevolezza del dolore, perdiamo anche il contatto con la nostra parte più autentica dove albergano i nostri legittimi desideri, blocchiamo ogni movimento, ogni novità perché abbiamo paura della sua fine, così l’energia vitale si spegne in noi. Così cerchiamo la felicità in ciò che è transitorio, L’origine del dolore è la conseguenza del negare e combattere il dolore oppure il rifugiarsi nel dolore e drammatizzarlo aderendo al concetto che la vita è una valle di lacrime; entrambe sono le conferme di una negazione del dolore che crea sempre e ancora nuova sofferenza.

LA FINE DELLA SOFFERENZA (Terza Nobile Verità – Il Budda)

La buona notizia è che percorrendo un cammino di consapevolezza completo come il nostro è possibile realizzare la cessazione della sofferenza e di realizzare lo scopo della propria vita.

IL PROCESSO “LOGICO-CORPOREO”

Il metodo di lavoro della Scuola la Commedia che chiamiamo “Processo Logico-Corporeo” ci accompagna a riconoscere e accettare le nostre limitazioni fisico/emotive (Yoga), ci insegna la posizione di “presenza” a sé stessi e nel mondo (meditazione), quella posizione di adulto capace di scegliere e discernere la realtà e che crea la propria vita in accordo alle più profonde e autentiche aspirazioni (Phronesis – Platone). Il dolore diventa allora insieme al piacere il monitor dell’uso che facciamo della nostra vita, della nostra energia, l’indicatore del nostro cammino, il miglior alleato per una vita di auto-realizzazione e di gioia.

Carlo Gibello – 21/08/2019

info@scuolalacommedia.it

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Carlo Gibello

Professional Counselor, ai sensi della legge 4/2013, Formatore e Supervisore iscritto al registro italiano dei Counselor di Associazione REICO. Cofondatore della “Scuola la Commedia”, insegnante, supervisore e responsabile didattico.

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