LA RELAZIONE DI AIUTO SECONDO JOHN PIERRAKOS

1     Introduzione

Vi voglio parlare di cosa John Pierrakos intendeva per “relazione di aiuto”, di quali sono i fondamenti della sua elaborazione originale e gli elementi di ciò che chiamava “the process work”, cioè il lavoro che deve affrontare la persona in cammino verso la consapevolezza.

Carlo e John Pierrakos ritaglioHo la fortuna di avere appreso proprio da John Pierrakos il suo insegnamento, nel suo ultimo corso in Italia, e la ricchezza del contatto diretto con la sua visione mi ha dato tante risposte ma mi ha lasciato anche tante domande. Infatti, ciò che mi è mancato è un suo supporto teorico compiuto, poiché per lui era più importante agire e diffondere la scintilla dell’anelito al cambiamento che trasmettere basi teoriche.

John Pierrakos ha dedicato gli ultimi 20 anni della sua vita a spargere i semi del suo lavoro in molte parti del mondo, con un impegno continuo e pieno di passione. Ha diffuso il suo insegnamento in Europa (Italia, Germania, Svizzera, Olanda, Inghilterra), in Messico, Brasile, e perfino in Australia.

Purtroppo John ci lasciato il solo libro “CORE ENERGETICS – Developing the capacity to love and heal“, come summa del suo pensiero e del suo metodo, ed il volumetto “Love, eros and sexuality” che contiene alcune esperienze con i clienti. E devo aggiungere che le traduzioni italiane non sono soddisfacenti. Poco hanno scritto anche i suoi primi e più stretti collaboratori; come Stuart Black e Barbara Brennan, quest’ultima molto conosciuta per il libro “Hands of Light”.

Alexander Lowen invece, suo collega e collaboratore nella ricerca e nella definizione del lavoro bioenergetico, ha scritto tanto, anche con elementi che nel corso del tempo sono risultati in contraddizione con i precedenti, ma che rimangono a testimonianza dell’evoluzione del suo pensiero. Secondo me è proprio questa la ragione per cui oggi la Bioenergetica è conosciuta in tutto il mondo, ha dato vita a più scuole (anche in Italia ne abbiamo tre diverse), ha costituito una base per studi successivi, e vanta innumerevoli tentativi di imitazione. Questo è il segno della vivacità teorico-pratica.

Oggi, grazie al lavoro su me stesso, grazie all’esperienza con i miei clienti, e attraverso la ricerca personale e lo studio, sento di risuonare con questa frase di Confucio: “Senza la tecnica la teoria è inutile, senza la teoria la tecnica è pericolosa”.

Questo mio intervento vuole essere di stimolo anche per i colleghi, affinché tutti possiamo dare un contributo teorico condividendo le nostre le esperienze di questi 15 anni di attività e le evoluzioni personali dei modelli e dei metodi.

Inizio dunque a dare un piccolo contributo in questa direzione.

2       La cornice

Innanzitutto consideriamo la cornice in cui John Pierrakos si muove, senza la quale il lavoro di processo evolutivo non può essere compreso. Egli stesso, al Convegno Internazionale della Core Energetics di Phoenicia NY nel 1997 dice:

“...and Core Energetics is based on the basic concept that the only reality in this life, in the present life, and the ultimate life, is a state of love, and there’s no other truth; it’s a state of love which leads to the expansion of the life consciousness, and this energies represent the immediate now, and possess the power of creativity, freedom and truth, and that is what the core energetics process is focused on, mainly.”

(trad.: la Core Energetics è basata sul concetto che l’unica realtà in questa vita, nella vita presente e nella vita definitiva, è uno stato d’amore, e non c’è nessun altra verità; è uno stato d’amore che porta all’espansione della consapevolezza della vita [dell’essere vivi], e questa energia rappresenta l’immediato “ora”, e possiede il potere della creatività, libertà e verità, e questo è il focus del processo della Corenergetics, principalmente.)

John Pierrakos ha dunque una visione dell’universo – e dell’uomo in esso – come energia-amore, il cui libero fluire rappresenta lo stato di salute, mentre le ostruzioni sono causa di disfunzione. Questa visione energetica è un approccio per la crescita e l’evoluzione dell’intera persona, poiché la materia non è altro che una delle forme possibili dell’energia; il corpo fisico, quello emozionale, quello mentale, quello spirituale non sono altro che sostanza sempre più sottile, e il sé superiore, ovvero la scintilla divina dentro l’uomo, è amore. John arriva a questa rappresentazione raccogliendo l’eredità del suo maestro Wilhelm Reich, portando con sé l’esperienza maturata nel Bioenergetic Institute con il collega Alexander Lowen, e infine giungendo alla ricerca spirituale grazie alla fondatrice del Pathwork, Eva Broch, che poi sposò.

3       Le basi: Reich e il pathwork

3.1      Punti di contatto

Deve essere stato di forte impatto per John, che proveniva da una formazione Reichiana, medico-scientifica, scoprire i tanti punti di contatto del suo lavoro con le Lezioni della Guida del Pathwork, cioè le canalizzazioni di una sconosciuta medium di nome Eva. Il Pathwork, lungi dall’avere contenuti mistici, restituiva all’uomo la componente spirituale, così spesso negata o al massimo relegata all’ambito religioso, partendo però dal corpo e dalle emozioni.

Vi propongo ora qualche esempio, in modo che sia chiara la sovrapponibilità dei due approcci, così come è apparsa a John.

Energia vitale e materia

Reich-3-150x150Wilhelm Reich ipotizzò l’esistenza di una relazione tra materia ed energia e concepì l’orgone come energia di base che tutto permea, e che dà vita ai viventi sotto forma di “life energy”, quella che Pierrakos e Lowen insieme chiameranno “bioenergia”. Le emozioni, il pensiero, la materia sono energia, pertanto c’è un’identità funzionale fra corpo e psiche. Caratteristica specifica dell’uomo, unico fra i viventi, è la capacità di ostacolare il flusso di energia.

La Guida, nella Lezione n.48, parla della “life force”:

 The universal life force is contained in every sphere or world, all inanimate objects, abstract ideas and living human beings. Nothing can exist without it. (…) An inanimate object is petrified life force. A beautiful idea, a truth, is flowing life force. Life force is eternal and therefore all life is eternal. Death is but an illusion. An inanimate object you call dead is only so temporarily. All life, in whatever way it manifests, must exist eternally, for noneternal life is no life and therefore a meaningless contradiction. The life force contains all divine attributes. It is, it has not come into existence, it does not do, it does not work or have. It simply is. (…). Life force is all around you and within you.

(trad.: La forza vitale universale è contenuta in ogni sfera o mondo, in tutti gli oggetti inanimati, nelle idee astratte e negli umani viventi. Niente può esistere senza di essa.. Un oggetto inanimato è forza vitale pietrificata. Una bella idea, una verità, sono forza vitale in movimento. L’energia vitale è eterna, e dunque la vita tutta è eterna. La morte è solo un’illusione. Un oggetto inanimato che tu chiami “morto” lo è solo temporaneamente. La totalità della vita, in qualunque modo si manifesti, deve esistere eternamente, perché la vita non eterna non è vita, e sarebbe questa una contraddizione senza significato. La forza vitale contiene tutti gli attributi divini. Essa è, non è venuta ad esistere, non fa, non lavora, non ha. Semplicemente è. L’energia vitale è tutta attorno a voi e dentro di voi.)

Il lavoro parte dal corpo:
Wilhelm Reich è l’ideatore della teoria del carattere, in cui definisce le difese caratteriali e l’armatura muscolo-scheletrica, descrivendo come l’insieme dei blocchi corporei siano causati dall’individuo nel tentativo di ostacolare il flusso delle emozioni per non sentire il dolore. Individuando nella vibrazione e nel movimento del corpo lo stato di salute, e nella stasi lo stato di malattia, rivoluziona la pratica psicoanalitica, chiedendo al paziente di muoversi ed emettere dei suoni, allo scopo di ripristinare il flusso dell’energia bloccata.

La Guida, nella Lezione n.203, parla del movimento:

John bacia EvaMovement is one of the essential byproducts of aliveness, of the unitive state. The vacuum is fixed; the spark of the all is constantly moving. You are constantly battling between these two states. (…)

Hence, on your path, you are learning to move your body; learning to move your feelings; learning to move your mind, so that your spirit can move you. The moving spirit must be allowed to manifest; that is why all other personality levels must align with the spirit’s innate nature: movement. (…)

You move your body so that the energy flow can penetrate your entire physical system, your physical energy. You move your feelings by learning to let them out and feel their movement in you. You move your mind by opening it to new ways of looking at things. This is an essential task.

(trad.: Il movimento è uno dei prodotti essenziali della vitalità, dello stato unitario. Il vuoto è statico; la scintilla del tutto è costantemente in movimento. Voi siete costantemente in lotta fra questi due stati. (…)

Perciò, sul vostro cammino, voi state imparando a muovere il vostro corpo; imparando a muovere i vostri sentimenti; imparando a muovere la vostra mente, così che il vostro spirito possa muovere voi. Allo spirito in movimento bisogna consentire di manifestarsi; questa è la ragione per cui tutti gli altri livelli della personalità devono allinearsi con la natura innata dello spirito: il movimento. (…)

Voi muovete il vostro corpo così che il flusso di energia possa penetrare in tutto il vostro sistema fisico, la vostra energia fisica. Muovete i vostri sentimenti imparando a farli venir fuori e sentirne i movimenti in voi. Muovete la vostra mente aprendola a nuovi modi di guardare alle cose. Questo è un compito essenziale.)

John SirtakiLa centralità della sessualità

La centralità della sessualità per Reich è nota, ma meno noto è che si basa sul “principio di carica e scarica”: perché l’energia possa fluire, il corpo sano utilizza il ritmo della pulsazione, ed ogni volta che c’è una carica, cioè un accumulo di energia, deve seguire una distensione, cioè una “scarica interna”. L’accumulo non scaricato crea il blocco e la conseguente disfunzione, mentre la scarica interna, invece che disperdere l’energia liberata, la restituisce al corpo rendendola di nuovo disponibile. Poiché l’energia sessuale è una delle forme dell’energia umana, forse la più intensa, e l’uomo spesso ne ha paura, non potendo sopprimerla tenta di bloccarla, causando disfunzione. Reich sosteneva inoltre che l’espressione sessuale ed ogni difficoltà connessa rendono visibili gli aspetti della struttura caratteriale e i blocchi energetici.

La Guida, nella Lezione n.207, spiega il significato spirituale della sessualità:

The sexual force is an expression of consciousness reaching for fusion. You all know that fusion, which you can also call integration, unification, or oneness is the purpose of Creation.(…)

Whatever exists within the human psyche shows up in the sexual experience; it is impossible to keep anything out. The manner of the sexual experience is therefore an infallible indicator of where a person’s psyche is. (…)

The powerful creative energy inherent in sexual expression creates a condition where all character attitudes and all aspects of one’s most hidden nature must manifest. (…)

If the energy of the life force is concentrated in unrecognized and unfaced evil, then the energy itself is feared and a state of stagnation becomes preferred as the lesser evil. This numbness may be regretted and the yearning therefore may become unbearable, but the inner person is still too puzzled and fearful to do otherwise.

(trad.: L’energia sessuale è un’espressione della consapevolezza che tende alla fusione. Voi tutti sapete che la fusione, che si può anche chiamare integrazione, unificazione o unità, è lo scopo della Creazione. (…)

Tutto ciò che esiste all’interno della psiche umana si manifesta nell’esperienza sessuale; è impossibile che ci sia un’eccezione. La modalità dell’esperienza sessuale è dunque un indicatore infallibile del punto in cui è la sua psiche. (…)

La potente energia creativa insita nell’espressione sessuale crea la condizione per cui si rendono manifesti necessariamente tutti i tratti del carattere e tutti gli aspetti della parte più nascosta dell’individuo. (…)

Se l’energia della forza vitale è concentrata in distorsioni non riconosciute e non affrontate, l’energia stessa fa paura, e lo stato di inerzia viene preferito come male minore. Tuttavia questa inattività può diventare spiacevole e il desiderio può diventare insostenibile; e nonostante ciò, la persona può ancora essere interiormente troppo confusa e impaurita per poter cambiare atteggiamento.)

3.2      Cosa J. Pierrakos prende da W. Reich:

Struttura Psicopatica JohnIn estrema sintesi, John fa tesoro del costrutto teorico delle difese caratteriali, intese come l’espressione “qui e ora” della realtà della persona. John infatti sostiene la necessità di operare con il cliente in grounding, cioè nella presenza, ed il passato che affiora è quello delle ripetizioni che sopravvivono ancora nei tratti caratteriali psichici e fisici.

Il secondo elemento fondante è la concezione energetica dell’uomo e dell’universo. Se parliamo di energia, di flusso, di carica, di forze, ciò proviene dall’approccio dello scienziato Reich. John aggiunge a questo il suo dono di vedere l’Aura, e trova conferma “fisica” anche dei costrutti teorici Reichiani.

Reich scrive, nell’Analisi del Carattere, “la rievocazione di un contenuto rimasto fino ad allora inconscio porta sollievo, ma non significa guarigione”. Questo diventa un caposaldo del pensiero di John Pierrakos: vedere la propria distorsione è necessario ma non è sufficiente, occorre prendersene la responsabilità e indirizzare la volontà verso la modifica dell’aspetto, verso ciò che mi piace chiamare “il cambio di direzione”, di dantesca memoria.

3.3      Cosa J. Pierrakos prende dal Pathwork

John prende dal Pathwork tutto, semplicemente tutto. Credo che non abbiamo ancora compreso la portata dell’incontro di John con Eva. John diceva che Reich è stato il suo “Virgilio” e incontrando Eva ha trovato la sua direzione, la sua “Beatrice”, e per questo lui ha portato nella Core Energetics l’intera sua esperienza del Pathwork.

Credo anche che il lavoro di John non sia stato portato a compimento, e personalmente quindi ritengo indispensabile continuare lo studio e l’integrazione degli insegnamenti del Pathwork con il lavoro corporeo.

4       La relazione nel counseling

4.1      La centralità dell’amore

John dice, nell’intervento già citato sopra:

So the work must be done with love, not with a therapeutic attitude – “you are the patient, I’m the doctor, and I know it all” and so and so forth… So there has to be a deep connection with the so-called patient – the “so-called” patient because we are all patients – and there has to be a deep respect of the process of this person, not in therapeutic attack of what the person wants to do. So this is the work that I thought is beautiful and is beyond psichology and beyond therapy. (…) So, the meaning, the focus on core energetics is that it represents the highest aspirations and achievements of the human entity, and these aspirations we have to be open to understand and receive, and to know that, if we allow it, there will be pleasure and joy and exstasy, and the love in the heart. The love is the sun that illuminates our life in spirit. Spirituality is all the manifestations of love –it’s the Guide that said that – spirituality is not something abstract, up there, and so on and so forth, it’s all the manifestations of love, and all of us who are in love, in a love state, we have a will, a will from the heart, and this will has to be fed with energy and fire all the time, and not allow the negativities and the little things to come back and forth between us and our partners, or between us and our workers, colleagues or whoever it is. The will of the heart has to dominate the work, you know, as we do the work deeper and deeper. So it humanizes us and it’s the centre of the creation of the universe, because the universe cannot be created from hate, it is only created with love.

(trad.: Così, il lavoro deve essere fatto con amore, non con un atteggiamento terapeutico, tipo “tu sei il paziente, io sono il dottore e so tutto io”, e così via. Deve esserci una profonda connessione con il cosiddetto “paziente” – dico COSIDDETTO paziente perché siamo tutti pazienti, cioè sofferenti- e ci deve essere un profondo rispetto per il processo di questa persona, non bisogna porsi come in attacco terapeutico a ciò che la persona vuole fare. Questo è il lavoro che ho pensato che è bello, e che è al di là della psicologia e al di là della terapia. (…)

Così il significato, il focus della corenergetica è che rappresenta le più alte aspirazioni e traguardi dell’entità umana, e noi dobbiamo essere aperti a comprendere queste aspirazioni, a riceverle, a scoprire che se lo consentiamo ci sarà piacere e gioia e estasi, e amore nel cuore.

L’amore è il sole che illumina la nostra vita nello spirito. Spiritualità è tutte le manifestazioni dell’amore – è la Guida che lo dice. Spiritualità non è qualcosa di astratto, sopra di noi, o più avanti e più in là: è tutte le manifestazioni dell’amore. E tutti noi che siamo nell’amore, in uno stato di amore, abbiamo una volontà, una volontà dal cuore, e questa volontà deve essere nutrita con energia e fuoco continuamente. E non dobbiamo lasciare che le negatività e le piccole cose vadano avanti e indietro fra noi e i nostri partner, fra noi e i nostri collaboratori colleghi o chiunque sia.

La volontà del cuore deve dominare il lavoro, così possiamo fare un lavoro sempre più profondo. Cosi ci umanizziamo, e questo è il centro della creazione dell’universo, perché l’universo non può essere creato dall’odio, è soltanto creato con l’amore.)

Qui non vorrei aggiungere altro, perché le parole di John sono già perfettamente chiare.

4.2      Relazione con il cliente

Tanto hanno dibattuto gli psicologi, e su questo punto esistono posizioni diverse, riguardo alla relazione d’aiuto: relazione alla pari, oppure asimmetrica, distaccata o empatica, che favorisce o scoraggia il transfert, e così via. John Pierrakos che ha definito la pratica della sua “core energetics” come “evolutionary therapy”, ha superato l’impostazione accademica e ha aperto  i suoi corsi quadriennali di formazione a chiunque diplomato avesse un intento alla ricerca della verità. Io ritengo quindi seguendo questa sua indicazione, che la professione di guida al cammino di evoluzione dell’individuo sia configurabile come professione di counselor. Attraverso la propria presenza, il counselor può portare il cliente nella sua presenza, e andare dalla superficie in profondità rimanendo nel qui e ora, incontrando ripetizioni del passato che sopravvivono qui ed ora, e che possono manifestarsi come blocchi fisici e resistenze di ogni genere. La sintonizzazione del counselor con sé stesso e l’attitudine all’autoascolto diventano uno strumento prezioso all’interno della relazione. Se un counselor possiede tali strumenti, la comunicazione si arricchisce, perché il modo in cui il counselor sente il cliente completa il racconto verbale con informazioni che altrimenti rimarrebbero indecifrate e indecifrabili. Egli può quindi raggiungere uno stato di consapevolezza, apertura e fluidità che gli consente di entrare in una forma di risonanza energetico/somatica con il cliente, non filtrata dalla propria visione del mondo, e questa risonanza come un diapason induce una risposta nel cliente. Il counselor nella presenza, nel qui e ora, dal centro del suo vero sé, accoglie il cliente senza immedesimarsi, senza mettersi nei suoi panni, senza giudicare, e così lo accompagna, con amore.

Infine, dall’inizio alla fine della relazione, il cliente mantiene la propria responsabilità su ogni fase, su ogni scelta; la volontà è sempre quella del cliente, sia che si tratti di fermarsi che di proseguire. Infatti senza una deliberata scelta del cliente di volgersi alla vita che è movimento e amore, non c’è cammino né progresso.

5       Le 4 fasi del lavoro

Il lavoro inizia con il movimento fisico, con esercizi di grounding finché non si accede al QUI E ORA. Vi illustro ora le quattro fasi del lavoro secondo John Pierrakos e secondo la guida inserite nella struttura della Divina Commedia:

  1. Siamo nell’area “automatic reflexes” della Guida, cioè nella MASCHERA, nella “selva oscura che la diritta via era smarrita” ma ci rendiamo conto di essere al servizio di una coazione a ripetere. In questa fase penetriamo la maschera, col lavoro fisico, con il respiro e/o con la ricerca delle credenze e delle immagini.
  2. Qui inizia il lavoro che porta all'”awareness“, al RENDERSI CONTO, al contatto con il nostro sé inferiore, ovvero inizia l’attraversamento del nostro personale inferno. Occorre guardare i nostri “modelli di negazione”, riconoscere i meccanismi di causa-effetto, a prescindere da quanto brutto sia quello che si vede.
  3. Qui è importante astenersi dal giudizio e dal conseguente senso di colpa che nutre le resistenze. L’inferno non è infinito, e neanche il nostro sé inferiore, perciò presto inizia la fase dell'”understanding“. Qui avviene il cambiamento di direzione di cui parla Dante uscendo dall’inferno verso il purgatorio. Riconosciamo le distorsioni e inizia la fase della COMPRENSIONE. Accettare senza giudizio ciò che abbiamo visto e ciò che siamo, perdonarci senza colludere con le nostre distorsioni, ci permette di purificarci chiedendo aiuto al nostro SE’ SUPERIORE.
  4. Ultima fase, “knowing” per la guida e “uncovering the life plan” per John. E’ il paradiso, nel quale finalmente pian piano vediamo al di là delle ombre, gradatamente liberiamo la nostra luce, sveliamo i nostri talenti negati, e semplicemente “sappiamo” cosa fare in ogni situazione. Scopriamo qual è lo scopo di questa vita.

Platone chiamava questa fase phronesis. “L’unica moneta buona con cui bisogna cambiare tutte le altre”. Treccani: “phronesis” Traslitt. del gr. φρόνησις «saggezza», ossia quella forma di conoscenza che è capace di indirizzare la scelta.

Carlo Gibello  –  rev. 10 ottobre 2016

info@scuolalacommedia.it