DARE E RICEVERE

11 febbraio 2017

barattoloIl contrasto fra i due concetti

Le nostre convinzioni, le nostre credenze, le nostre particolari attitudini di comportamento circa i concetti del dare e del ricevere si formano fin dalla più tenera età e sono il risultato di due spinte contrastanti. La prima spinta proviene dal naturale egocentrismo del bambino, che si sente al centro del mondo e ha la necessità di vedere soddisfatti i suoi bisogni: questa è la tendenza al ricevere. La seconda spinta è di senso opposto, e nasce più tardi nel bambino, precisamente quando esce dal rapporto esclusivo con la madre ed entra nella società, in rapporto cioè con il padre, i fratelli, le altre persone vicine: questa è la tendenza al dare. Questa spinta è naturale quanto la spinta al ricevere, ma è rinforzata dalla condanna dell’egoismo da parte della morale sociale, che proviene dalle pressioni dei genitori, o degli insegnanti, o delle autorità in generale.

Il bambino si trova dunque nella posizione di dover integrare le due spinte, e scegliere quando cedere all’una o all’altra, ma questo provoca inevitabilmente una tensione che lo porta a trattenere per sé, pur coltivando un senso di colpa, o a dare pur coltivando il rancore, oppure ancor peggio lo porta alla paralisi nell’incapacità di dare agli altri o nell’incapacità di ricevere dagli altri.

Date queste premesse poste nell’infanzia, i concetti del dare e ricevere nell’adulto rimangono in contrasto, e si declinano in maniera personale in ciascuno di noi: alcuni continuano a cercare un sostituto del genitore da cui ricevere ciò di cui hanno bisogno, altri sono spinti a dare sempre e comunque per primi per poter meritare qualcosa in cambio (su questa terra o in Paradiso), altri si chiudono nell’autosufficienza per poter evitare sia di dare che di ricevere.

La frustrazione della propria tendenza

Molta enfasi viene posta sul fatto che i bisogni insoddisfatti dell’infanzia creino delle condizioni dannose, ed anche noi insistiamo sulla frustrazione del bisogno come ferita all’origine delle difese caratteriali. Proprio come il corpo viene frustrato se sente i suoi bisogni inappagati e se non riceve il giusto sostentamento (per esempio cibo, aria, pulizia, calore), altrettanto succede per la privazione dei bisogni emotivi, relazionali, espressivi (per esempio amore, affetto, comunicazione, accettazione della propria individualità). Ogni parte di noi ha bisogni da soddisfare, spirituali o materiali, ed ogni parte di noi richiede piacere; se non riusciamo ad avere soddisfazione, rimaniamo menomati, cioè ne ricaviamo una frustrazione della nostra tendenza a ricevere.

La frustrazione risultante dal non ricevere abbastanza ci è quindi chiara, è universalmente condivisa, ma a nostro parere è eccessivamente enfatizzata, se consideriamo il fatto che la frustrazione derivante dal non dare abbastanza è completamente disconosciuta. L’enfasi sul non ricevere condiziona e spinge le persone ad autocompatirsi e a lamentarsi di non aver ricevuto abbastanza nella loro infanzia, di essere state trattate ingiustamente dai propri genitori, non comprendendo il dolore, molto più serio, causato dalla frustrazione della propria tendenza a dare.

In realtà, nella nostra vita interiore, il dolore conseguente al trattenersi dal dare quello che abbiamo in abbondanza, è molto maggiore rispetto al dolore di non aver ricevuto abbastanza. Questo diventa comprensibile se pensiamo ad un contenitore in cui venga accumulata una qualunque sostanza, per esempio un palloncino che riempiamo d’aria: se non gli lasciamo libera una via d’uscita, in esso si accresce la tensione, fino al punto di esplodere. Oppure ricordiamoci di quando abbiamo introdotto nel nostro corpo troppo cibo o abbiamo bevuto troppo: abbiamo senz’altro sentito una forte tensione, un malessere. Possiamo anche pensare alla stitichezza, che è una forma di trattenersi: chi ne soffre sa quanto gonfiore, quanta tensione e quanto malessere si prova. Ecco che cos’è l’eccesso di abbondanza. Possiamo adesso almeno immaginare che a livello spirituale si possa soffrire quanto a livello fisico. In sintesi, quando non diamo, proviamo almeno altrettanto dolore di quando non riceviamo, e quando non ci permettiamo di dare soffriamo almeno come accade quando non ci permettiamo di ricevere.

Le credenze e le immagini

Il bambino, avendo subìto le pressioni interne e quelle esterne rispetto al dare e al ricevere, impara alcune lezioni utili finché è bambino, e le cristallizza continuando ad usarle anche quando diventa adulto e il suo mondo cambia completamente. Cambia soprattutto la sua relazione di dipendenza dal genitore nel soddisfare i propri bisogni e nell’attenersi alle regole, perché da adulto sia il dare che il ricevere sono una scelta, e nessuno ha più l’obbligo di soddisfarci.

  • La prima lezione che diventa una credenza è: se do, rimango io senza, rimango vuoto.
  • La seconda lezione è: se non do, sono cattivo, non mi vogliono più bene.
  • La terza lezione è: se ricevo, sono un egoista, non mi vogliono più bene.
  • La quarta lezione è: se non ricevo, resterò bisognoso e insoddisfatto.

Ciascuno di noi ha un’immagine cristallizzata di sé come prodotto della mescolanza di queste credenze, quindi è comprensibile la quantità di tensioni consce o inconsce che ci sono dietro al più piccolo gesto sociale, apparentemente generoso o apparentemente egoista. A questo quadro, già drammatico, le religioni e la morale hanno aggiunto un enorme accento sul dare. Si insegna che il dare è più benedetto del ricevere, sottolineando costantemente l’importanza dell’amare come sinonimo di dare amore, misericordia, comprensione, dare sé stessi e le proprie cose e altri doni materiali e dello spirito. L’amore appare come un pio comandamento da adempiersi attraverso il sacrificio assoluto di sé, si forma l’immagine che l’amore significhi impoverire sé stessi. L’amore prende i connotati della privazione basata sulla rinuncia totale a ricevere. Se non si soffre attraverso l’amore e per l’amore di un’altra persona, menomando sé stessi e restando vuoti, non è amore.

E tuttavia il dare rigido e teso diventa un’arma a doppio taglio, da atto apparentemente generoso di rinuncia e di sottomissione diventa uno strumento di controllo e di potere. Infatti, se io do a te, e non ti consento di dare a me, e non mi consento di ricevere da te, prendo una posizione di superiorità e tu diventi dipendente, perché se vuoi continuare a ricevere devi sottostare proprio alla mia autorità. In questo modo impedisco la reciprocità e posso continuare a recitare la parte della vittima, perché se io do e basta e non ricevo, devo concludere che l’altro non mi ama.

L’umanità fluttua tra questi due estremi: da una parte, rimanere un bambino avido ed egoista, che pretende solo di ricevere e non è disposto a dare nulla, dall’altra essere in tensione per il falso concetto dell’amore appena descritto. Dato che nessuna di queste alternative ci rende felici e soddisfatti, le persone generalmente passano da gradazioni dell’una a sfumature dell’altra, attraversando periodi di solitudine individualista (alcuni lo chiamano sano egoismo!) ed altri di cosiddetto “amore” in cui si consumano per l’altro o si lasciano accudire dall’altro. Il dare e il ricevere sono invece un flusso, il flusso stesso dell’amore.

L’apertura e il flusso

I movimenti del dare e del ricevere sono un flusso, un continuum, un processo che non inizia e non finisce, in cui non si può dare senza ricevere e non si può ricevere senza dare. La soddisfazione non sta nel ricevere né nel dare, ma nel flusso. La cooperazione che ha come scopo il flusso ci fa sentire sani e realizzati, permettendo al processo di funzionare. Questo fluente movimento è così bello che non ci sono parole per descriverlo, è un meraviglioso meccanismo di autoregolazione, completamente affidabile. Il movimento di dare e ricevere diventa piacere.

Pensiamo al respiro: riceviamo aria dall’esterno, restituiamo aria all’esterno. Non possiamo inspirare sempre, né espirare sempre, è necessaria l’alternanza. Così nel contatto con l’altro: possiamo godere nel farci attraversare dal flusso del dare e del ricevere. Non è detto che le due metà del flusso siano contemporanee, possono essere spostate nel tempo o nello spazio, ma la disponibilità e l’intento di consentire il flusso creeranno l’equilibrio, fra le stesse persone o in un gruppo più ampio, o rispetto all’Universo. C’è una sola condizione: l’apertura. Infatti un barattolo chiuso non può certo essere svuotato, non può dare, ma tantomeno può essere riempito, non può ricevere. Quindi quando crediamo di chiuderci perché non vogliamo ricevere, in realtà ci stiamo chiudendo e basta, non possiamo nemmeno dare, e quando crediamo di chiuderci per non dare, per non vuotarci, in realtà ci stiamo chiudendo e basta, e non possiamo neppure ricevere.

Perché allora non ci apriamo, non creiamo il flusso, e rimaniamo agganciati alle credenze limitanti di cui abbiamo parlato? Perché abbiamo paura del nostro sé. Aprire il barattolo significa vedere cosa c’è dentro, e là dentro abbiamo paura che ci siano delle cose spaventose, rabbia, odio, egoismo, e faremmo qualsiasi cosa pur di non vederle e pur di non farle vedere. Ma potrebbero esserci anche cose molto belle, e magari preferiamo non mostrarle, tenerle per noi, conservarle per occasioni migliori, preferiamo seppellire i nostri migliori talenti sotto terra anziché usarli e goderne e farne godere anche gli altri. Meglio tenere tutto chiuso.

La chiusura è la responsabile della nostra mancanza d’amore, dell’uso dei surrogati dell’amore che poi ci deludono, è la causa dell’insoddisfazione rispetto ai nostri bisogni, compreso il bisogno d’amore. Dare da chiusi non è dare e non è amare; ricevere da chiusi non è ricevere e non è amare. Dare ad una persona chiusa è semplicemente inutile, non soddisfa alcun bisogno, ricevere da una persona chiusa è un’illusione. Solo il flusso è efficiente, efficace, autoregolante nell’intensità, e soddisfa i bisogni.

Relazioni simmetriche e asimmetriche

Prendiamo ora in considerazione la relazione in cui può avvenire il flusso del dare e del ricevere. Intanto consideriamo una definizione di relazione che proviene dalla Scienza della Comunicazione: la relazione è una “comunicazione continuata e rinforzata nel tempo”. Ciò significa che in essa giocano diversi fattori, come la conoscenza pregressa e le consuetudini (quindi il passato) e le aspettative (quindi il futuro), e quindi ciò che si comunica può essere sostenuto, modificato, enfatizzato, sminuito, a seconda della relazione esistente fra emittente e ricevente. Nella relazione ogni comunicazione prende significato dalla relazione stessa.

Abbiamo introdotto questa definizione per poterci servire di alcuni concetti propri della Scienza della Comunicazione; specificatamente ci interessa la definizione di relazione simmetrica e relazione complementare (cioè asimmetrica) a seconda che siano basate sulla parità o sulla differenza di posizione fra gli attori: sono simmetriche quelle relazioni in cui gli interlocutori sono per natura sullo stesso piano, e sono asimmetriche le relazioni in cui uno degli interlocutori è in posizione di autorità sull’altro. Simmetriche sono le relazioni fra marito e moglie, fra compagni di classe, tra fratelli, fra amici, fra colleghi di pari grado; sono asimmetriche quelle fra genitore e figlio, dirigente e dipendente gerarchico, maestro allievo.

Il flusso del dare e del ricevere ha caratteristiche diverse nei due tipi di relazione, poiché diversi sono i bisogni che le tipologie di relazione si candidano a soddisfare, ma in entrambi i casi il flusso attivato dall’apertura degli attori è funzionale ed efficace, ed è capace di trasmettere amore.

Flusso circolare e unidirezionale

Vogliamo precisare che il continuum del dare e del ricevere nei due tipi di relazione si differenzia nella sua forma: nella relazione simmetrica il processo si sviluppa in maniera circolare, cioè il dare e il ricevere sono reciproci fra le stesse due persone, mentre nella relazione asimmetrica il continuum è unidirezionale, cioè si sviluppa a catena attraverso le generazioni familiari, aziendali, scolastiche.

Per esempio, la coppia ha una natura simmetrica, pertanto il tipo di flusso del dare e del ricevere è naturalmente circolare: un partner dà e l’altro riceve e viceversa, a volte in contemporanea come durante un rapporto sessuale, o in differita nel tempo come nei casi in cui uno dei partner ha bisogno di assistenza ed invertirà il ruolo quando necessario, o in contesti diversi come nei casi in cui un partner si occupi della cucina per entrambi e l’altro si occupi della spazzatura per entrambi. Dare e ricevere nella coppia riguarda ambiti diversissimi, dal supporto, all’ascolto, al fare qualcosa per l’altro, al mettere in comune qualcosa di personale, e la mutualità è imprescindibile. Aprirsi significa rivelarsi, e solo questo consente il flusso. Ogni partner nel flusso consente all’altro di esprimere la propria generosità così come i propri bisogni, e consente a sé stesso di fare altrettanto.

Prendiamo ora in esame la relazione asimmetrica. Un esempio è il genitore che, dopo aver ricevuto dai suoi genitori, dà al figlio che riceve; il figlio, una volta maturo darà al proprio figlio che riceve, e così via. Un altro esempio è il maestro che, dopo aver ricevuto dai suoi maestri, dà al suo allievo che riceve; l’allievo una volta maturo darà ai suoi allievi che ricevono. Ognuno dà ciò che ha già a suo tempo ricevuto, arricchito del suo personale apporto, diventando così un anello di trasmissione della catena. Se ci sono anelli deboli nel dare o nel ricevere, o se saltasse addirittura un anello, possiamo affidarci alla capacità dell’Universo di equilibrare il flusso, che è infinita per coloro che rimangono nell’apertura, cosicchè si può ricevere anche da nuovi anelli inaspettati, e si possono iniziare catene nuove. Pertanto, anche coloro che hanno ricevuto poco dai genitori, o coloro che non hanno figli, o chi non avrà mai degli allievi o non ha trovato buoni insegnanti, ha la possibilità di entrare nel flusso del dare e del ricevere iniziando di propria iniziativa da uno dei due lati. Così, la soddisfazione di dare, non inquinata da tensioni limitanti, apre alla possibilità di ricevere, e la soddisfazione di ricevere apre alla possibilità di dare. Quando questo accade nell’apertura, può arrivare ciò che abbiamo chiesto, oppure qualcosa di totalmente inaspettato che porta una soddisfazione superiore sorprendente.

Il flusso unidirezionale così come il flusso circolare sono fonte di felicità, di pienezza, portano ricchezza di senso, di gioia, di vitalità, perché la soddisfazione non risiede nel dare o nel ricevere ma nello stare nel flusso. Solo le chiusure possono impedire il flusso, e solo le incrostazioni possono diminuire la portata del flusso, perciò lavorare su sé stessi per conoscersi e rivelarsi all’altro senza paura è la formula della felicità, che non è altro che amore.

Inversione della modalità di relazione

Ricordiamo che entrambe le modalità di relazione, sia simmetrica che asimmetrica, sono “buone”. Ciò che è importante è che gli attori si relazionino con la modalità “naturale” della loro relazione, perché rendere complementare (asimmetrica) una relazione “naturalmente” simmetrica o viceversa sono distorsioni che inibiscono il flusso del dare e del ricevere piegandolo in una forma che non gli appartiene, a prescindere dal fatto che gli attori siano d’accordo sull’applicare la distorsione.

Per esempio, quando fra coniugi viene meno la modalità di relazione alla pari, uno prende l’autorità sull’altro e può manifestarlo sgridando il partner per qualsiasi sciocchezza, o usando la modalità del disprezzo e del discredito; oppure prende il controllo dal basso, mettendosi al servizio dell’altro, rendendosi indispensabile, occupandosi dell’intera gestione della famiglia, o prendendosi tutte le responsabilità, creando dipendenza. Se l’altro partner contesta il tipo di relazione proposta, può sopportare o combattere, ma in ogni caso è difficile che la relazione sia stabile. Se non contesta, si realizza la distorsione perfetta: la asimmetria consente al partner forte di dare e al partner debole di ricevere in modalità unidirezionale; il partner forte potrà trovare soddisfazione nel lamentarsi di non essere amato, oppure nel bearsi del suo amore perfetto totalmente disinteressato; il partner debole potrà trovare soddisfazione nel lamentarsi di essere trattato da bambino o nell’avere una giustificazione per andare a fare l’adulto fuori di casa. In ogni caso non c’è un flusso, perché non c’è la circolarità tipica della relazione simmetrica, e la catena unidirezionale è costituita da soli due anelli non è generazionale e non c’è possibilità di soddisfazione. La distorsione agisce a livello subdolo, senza sfociare nel conflitto ma alimentando rancori e manipolazioni e giochi di potere sotterranei ed in ultima analisi blocca il libero fluire dell’amore, e dello stesso flusso della vita.

L’altro esempio di ribaltamento della modalità è la sostituzione della asimmetria con la simmetria, come nel caso del genitore che si mette all’altezza del figlio in età da asilo. Il genitore qui rinuncia al suo ruolo di guida, rinuncia al flusso unilaterale che prevede per lui, avendo già ricevuto dai suoi genitori, da sé stesso adulto, dal suo partner, dai suoi maestri, solo il dare a suo figlio, e dunque scende al livello del figlio per ricevere da lui soddisfazione ai propri bisogni infantili non ben riconosciuti. Chiede approvazione, carezze, attenzioni, ascolto, condivisione di rabbie e rancori verso terzi, amicizia, laddove il figlio avrebbe tutto il diritto di ricevere con pienezza tutto ciò che il genitore può dargli, compresi i NO che gli servono per crescere. Il figlio si trova così riversata addosso una responsabilità che non gli appartiene, quella di soddisfare i bisogni di un adulto in una relazione paritaria che non può sostenere. Spesso, il genitore che richiede parità al figlio la rifiuta al proprio partner, ed inverte le due tipologie di relazione: rende figlio il partner e rende partner suo figlio. La gravità di questa inversione è evidente, poiché si coinvolge un minore che non ha alternative riguardo alla permanenza in quella relazione, mentre un adulto può sempre scegliere.

La soddisfazione e la gratitudine

Per concludere, vorrei ancora sottolineare la necessità dell’apertura per realizzare un flusso, che è un concetto semplice da comprendere, ma per nulla facile da applicare. Scoprire sé stessi è un fantasma che ci spaventa anche quando siamo soli, e ancor di più nella relazione, ed è per questo che è necessario avere ferma l’intenzione di farlo, nonostante la paura. Nella coppia è più facile quando l’intento è condiviso, perché una volta sperimentata una piccola apertura si tocca subito con mano il potere di Eros, che è sempre nascosto dietro alla rivelazione di sé, che ci rende più facile incontrarci, che spinge dentro il flusso del dare e del ricevere, e ci regala desiderio e soddisfazione. Nelle relazioni asimmetriche è importante l’intento proprio, la responsabilità riguardo alla propria apertura, perché l’universo possa attivare catene di persone a partire dalla nostra disponibilità a dare e a ricevere.

La gratitudine infine è ciò che accompagnerà ogni nostro gesto, se il dare e il ricevere sono il segno della nostra apertura e dunque del nostro amore. Non si può dare senza ricevere, e non si può ricevere senza dare.

Carlo Gibello e Valentina Sanna – 11/02/2017

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